_____0bnubiland_____

Full of nothing like this place, like the ocean in its grace...

 

 

 

 

Visione 10: -
 
 
 
 
Lo avevano imprigionato!
Intravedeva l’umida parete dinanzi a lui, vedeva il grosso ratto laborioso famelico bastardo! lì nell’angolo che lo aspettava, aspettava la sua morte per nutrirsi delle sue carni rinsecchite e malate, ma si sa che i topi a certe cose non badano… il concetto di igiene per i topi non conta più di
BANG!! Una spranga di ferro contro la porta di ferro fece saltare i suoi nervi che di ferro non erano più da tempo. Si rannicchiò ancora di più contro l’umida parete alle sue spalle, c’erano un sacco di pareti umide da quelle parti, forse quattro o quattrocento, non riusciva più a rendersi conto delle pareti e delle morfologie in generale. Era tutto freddo e umido, il mondo, da quelle parti. Con frenesia tentava di ricostruire i suoi pensieri naufraghi di una tempesta assurda.
Era buio, quasi del tutto.
La sua memoria era pesta e dolorante. Ricordava immagini, come fotocopie di fotografie.
 
LA BESTIA DAL VOLTO DILANIATO MI AFFERRA PER I CAPELLI IL SUO ALITO PESTILENZIALE MI FA VOMITARE ALL’ISTANTE LA BESTIA MI LECCA IL NASO POI COMINCIA A SUCCHIARMELO IL NASO ED ESCE MUCO E LA BESTIA SE NE NUTRE E IO INTANTO VOMITO E LA BESTIA SI NUTRE DI TUTTO CIO’ CHE ESCE DAL MIO CORPO E LA BESTIA COMINCIA A LECCARMI UN ORECCHIO E A MORDICCHIARMI DOLCEMENTE OH SI’ DOLCEMENTE UN ORECCHIO E AD UN TRATTO CON UN TERRIBILE MORSO MI STRAPPA L’ORECCHIO L’ORECCHIO L’ORECCHIO IMMENSO DOLORE DOLORE POI PIU’ NIENTE.
 
Ed ancora
 
LA PINZA LA PINZA COSA VOGLIONO FARMI COSA COSA COSA COSA COSA COSA COSAAAAAAAAAARGH NO BASTA COSA VOLETE NON VI POSSO DIRE NIENTE MI AVETE CUCITO LE LABBRA BASTARDI NOOO BASTA BASTA BASTA BASTA BASTA VI GIURO FACCIO QUELLO CHE VOLETE MA BASTA VI PREGO LA PINZA BASTA BASTA NO NO PER FAVORE VI PREGO VI PREGO VI PREGO NON HO FATTO NIENTE NIENTE VI PREGO NIENTE.
 
Ancora
 
COSA VOGLIONO FARMI CON LA SIRINGA INFILARMELA IN UN OCCHIO BENE MI PIACE IL DOLORE ORMAI ORMAI IO SONO UNA LARVA ANZI VISTO CHE ORMAI NON PENSO PIU’ IN REALTA’ IO NON ESISTO NO IO NON ESISTO QUESTO DOLORE NON ESISTE E’ SOLO LA FANTASIA DI QUALCUNO QUALCHE PAZZO SADICO IO NON PENSO ERGO NON ESISTO L’OOOOOOOCCHIO AAAAARGH NO BASTA NO LE PINZE PER GLI OCCHI FIGHEEEEEE COME QUELLE DELL’ARANCIA DI KUBRICK CHE FIGAAAAAATA AHAHAHAH AHAHAH AHAHAH VI PREGO BASTA NO CHE DICO ANCORA ANCORA VI PREGO FATEMI DEL MALE INFILATEMI DELLE COSE NEL CULO STRAPPATEMI LE PALLE E FATEMELE INGOIARE HO FAME VI GIURO MI MANGIO LE PALLE SE LASCIATE CHE ME LE STRAPPI VEDRETE CHE DIVERTENTEEEEEE!! AAAAAARGH!!!
 
BANG!! Di nuovo. Solo che questa volta la porta si aprì. Vi entrò una donna dal volto occultato, vestita in modo assurdo, secondo la sua percezione mnemonica (visto che di memoria non si poteva più parlare). Una tuta verde acceso il latex la cingeva. Aderentissima, modellata sulle sue forme. Una forte luce rossa si accese. Poi la luce dal rosso passò al bianco. Ora Williamson poteva distinguere con l’occhio superstite le reali fattezze della donna. Era una donna dalla bellezza straordinaria. Solo che lui a stento rimembrava la sua propria sessualità. Sebbene fisicamente il suo sesso fosse integro, lo avevano reso impotente come una larva. Quindi alla vista della vagina della donna, il suo aspetto non mutò di una virgola. La tuta infatti presentava un’ampia apertura all’altezza del pube della donna, così come ai glutei e al seno prosperoso. Una catenella agganciata ai piercing sui capezzoli. Un carinissimo pendant alla mezzeria della catenella stessa, a forma di fallo. La donna maneggiava un grosso bastone. No, non un bastone, un fallo pure quello. Delle stesse proporzioni del primo, solo molto più grande.
Da quando era “lì”, non un essere umano gli aveva rivolto la parola. Gli unici suoni che aveva sentito erano le sue urla e i rumori di sottofondo quali i topi e le aste di ferro e le sue ossa spezzate.
Ad un tratto, dalle pareti uscirono delle grosse casse audiofoniche. Cominciò un rumore di tono e frequenza bassissime. Un suono che aveva già sentito. Sì! Come un’illuminazione gli sovvenne il ricordo di quel suono intermittente. Era il suono che facevano i tripodi ne “La guerra dei mondi” di Spielberg! Fece un gran sorriso, molto tirato a dire il vero. Era da un po’ che mentiva sistematicamente a se stesso. Con se stesso era divenuto alquanto formale. Diffidava di tutti, oramai, e soprattutto di se stesso. Il rumore aumentava costantemente di volume. Intermittente.
 
WOOOOOOOH!!! - WOOOOOOOH!!! - WOOOOOOOH!!! - WOOOOOOOH!!! - WOOOOOOOH!!!
 
La donna sembrava non curarsi di quel suono. Magari aveva dei tappi. Il rumore era diventato insopportabile, all’orecchio superstite. Il polmone superstite trasse un grosso inspiro quando il suono cessò improvvisamente. Si aspettava qualcosa. Ed infatti non accadde niente nei successivi 30 secondi. Gli doleva particolarmente il rene residuo. Si accorse che stava urinando. Ormai urinava senza accorgersene, aveva perso anche quella sensibilità. Fissava sempre la donna, con quella sua nuova e strana visuale, quella che hanno tutti i guerci di questo mondo. Ma non era poi sicuro di trovarsi ancora in questo mondo. Magari era in inferno. Sì. Era morto e stava scontando le pene eterne dell’inferno. Il pensiero lo deludeva, in realtà. Poiché era così dannatamente simile alla realtà di quando era nel pianeta terra.
 
La donna si mosse in sua direzione. Williamson si protesse lo sguardo, nascondendo il volto tra le ossa che aveva in corrispondenza delle cosce.
 
<<Guardami>> gli disse dolcemente la donna.
 
Era un ordine, chiaro. Con le lacrime agli occhi, per aver sentito una voce umana, ubbidì. Si sentiva immensamente grato a quella donna. Era bellissima e gli aveva parlato. Era bellissimo il suono della sua voce. Melodico e caldo e rassicurante, un tono di voce molto bello, un tono del quale si sarebbe innamorato nella sua vita terrena.
Lui guardò e per la successiva ora non distolse mai lo sguardo guercio da quella bellissima donna.
Gli espose il fallo che teneva in una mano. Fece in modo che la larva lo vedesse. Che vedesse il tasto rosso posto tra i testicoli finti, nell’estremità opposta al glande finto. Che vedesse il tasto verde a fianco di quello rosso. Premette il tasto verde e il fallo cominciò a vibrare. Poi la donna premette il tasto rosso ed una sostanza simile al sapone liquido cominciò a defluirne. Solo che non sembrava affatto sperma, lo sperma non era di colore verde acceso. Lo strano fluido cadde a terra, vicino ai moncherini che aveva in vece dei piedi. Si sentì uno sfrigolio: era senz’ombra di dubbio dell’acido. In effetti bruciava da morire. Urlava dalla voglia di provare quel dolore. Magari glielo infilava nel culo, come avevano già fatto. Solo che non era un dildo, usavano la spranga di ferro e la spranga lacerava. Lei invece lo amava di sicuro, come lui già amava lei. Con lei niente spranga.
Williamson sorrise e la donna con lui, compiaciuta. Nella mano in cui non reggeva il fallo, apparve come per incanto una pasticca blu. Forse c’era sempre stata, chissà. Solo che lui la registrò come una vera e propria magia. La donna gli mise in bocca la pastiglia, attraverso il buco che attraversava la sua guancia, di lato (gli avevano cucito la bocca), e lui la ingoiò, non avendo più denti. La donna cominciò a masturbarsi usando il fallo finto. Lui vedeva i suoi grossi seni, osservava come se li toccava e stringeva. Era disabituato a queste cose. Gli fece un effetto stranissimo, inaudito. Nella vita terrena, ad una cosa così, avrebbe reagito con un erezione monumentale. Ah, la sua vita terrena. Stranamente si ricordava delle donne con cui era stato. Era uno dei pochi ricordi che gli rimanevano ancora vivi. Ora, però, dopo tutta la sofferenza provata, dopo tutto quello che aveva passato, non riusciva più ad avere un erezione. Ci aveva provato un sacco di volte, a masturbarsi. Aveva persino catturato un topo per fotterselo. Niente.
Infatti si sorprese molto quando il suo pene si rizzò. Viagra! Ecco cos’era! Si guardò stupefatto il sesso risorto a nuova vita. Poi guardò la donna e la desiderò follemente. Si alzò di scatto e rabbiosamente le strinse una tettona. Lei, ovviamente, aveva previsto tutto ciò. Anzi, l’aveva architettato.
 
<<Fermati>> gli disse dolcemente la donna.
 
Ovviamente lui si fermò all’istante. La larva aveva cominciato a venerare quella donna, la riteneva una dea. Le era grato immensamente, l’amava alla follia. Lei lo avrebbe condotto alla salvezza, ne era ormai certo. Bofonchiò un suono improponibile, in sostituzione di un “Ti amo”. La donna intuì e sorrise, attraverso la maschera in latex. Si estrasse il fallo finto.
Lo legò alle catene sul muro. Poi se ne andò, lasciandolo urlante e disperato. La larva piangeva. Non lacrime, non ne aveva più da tempo, ma piangeva lo stesso. Era la tortura più grande, quella. L’avrebbe potuta possedere ma lei lo aveva abbandonato. Il suo pene ancora turgido sembrava sbeffeggiarlo. Ogni tortura era la peggiore, in fase di esecuzione, poiché quelle già subite erano semplicemente dimenticate, non erano mai avvenute. Però quella era davvero la peggiore in assoluto. Si sentiva privato di tutto. Di qualsiasi cosa.
 
La temperatura era aumentata notevolmente, dentro la stanza buia. Forse di dieci o venti gradi. La donna rientrò. Ora era nuda, a parte la maschera in volto. Lui cominciò a piangere di nuovo, per la gratitudine. E ad urlare suoni amorfi ed inumani, rannicchiato al suolo. Gli si avvicinò sensualmente, inginocchiandosi, chinando la testa all’indietro, quasi a sfiorarlo, a gambe divaricate, e lui, sempre piangendo, tentò di infilare la sua erezione dove meglio poteva. Lei si manteneva a debita distanza. Per un attimo il suo glande la toccò e la larva si riempì di gioia. Si dimenava impazzito dal desiderio. Voleva possederla. Ma lei si ritraeva sistematicamente. Si dimenò al punto da spezzarsi le giunture dei pollici. Era libero. Con le braccia grondanti di sangue e maciullate alle estremità, si avventò sulla donna meravigliosa. Lei lo respinse con estrema facilità, con un calcio preciso al ventre. Lei si alzò.
 
<<Papà, non avresti dovuto violentarmi>> disse la donna togliendosi la maschera. Poi uscì dalla stanza. La larva restò lì, afona. Guardava la porta aperta. Entrò la Bestia dal Volto Dilaniato. La larva venne sbranata “viva”.

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