Full of nothing like this place, like the ocean in its grace...
Visione 9: +Cavalcammo a lungo, attraverso i campi fioriti del Thunst. Le Pervinche dal violaceo petalo, i Gladioli accesi (muti nella profumazione ma eccitanti alla vista), l’Erba Bianca dalle liquide foglie, le Gocce d’Aria dallo stelo trasparente, i Terra Nera con quel loro arcano gorgoglio… Notammo un’ Alce Nana che ci spiava tra i cespugli adamantini: Lilja la salutò ed essa subito si nascose. Creature non malvagie, ma diffidenti per indole. I nostri destrieri dorati sembravano volare, quant’erano potenti. Saltammo un ruscello porpora che si frapponeva al nostro moto. Scorsi un ittio rarissimo e subito la invitai ad arrestare la sua corsa, per meglio godere di tale inaspettata apparizione. Era un Pàal Örn, conosciuto anche come Luccio dell’ Ovest. Non c’erano dubbi. Era lungo almeno 30 centimetri e dove passava, tranquillo, l’acqua carminia vibrava e mutava di tonalità cromatica. Sembrava un re in visita al suo popolo. Con tutta probabilità aveva già mangiato, poiché disdegnava ogni altra creatura che osava passarvi appresso. Lo seguimmo con lo sguardo fin alla perdita della sua immagine. Il tramonto stava per arrivare e con esso le Guðrún, le Figlie della Madre Bianca, che avrebbero fatto la loro consueta e scintillante apparizione. Si sarebbero sentiti tutti quegli sfrigolii fatui e l’aria avrebbe profumato di cannella e muschio e terra nuda. I maestosi pini si sarebbero animati di vita notturna e la festa sarebbe iniziata così come da millenni.Ma non ancora, ora tutto era pace, era vento tiepido sui nostri visi e tra i nostri lunghi capelli bianchi, era un cavalcare animato fra l’erba alta, in direzione della spiaggia del Grande Blu. Era osservare Lilja nel suo giovane corpo, era agognarla in ogni suo movimento, era catturare ogni suo sguardo, ogni suo sorriso. Era ammirare il suo modo di tacere ed il suo modo di pronunciarsi.Ci fermammo, benché la meta fosse vicina. Scesi da cavallo, ci sdraiammo ai piedi di un enorme Ghor, con le foglie larghe a coprirci il capo. Notai, gettando lo sguardo nella fitta vegetazione che formava il bosco, un cespuglio di Olicastro. M’avvicinai e lieto appresi della grondante massa di bacche che lo popolava. Ne raccolsi una manciata piena e tornai da Lilja. Gliene offrii ma in principio lei rifiutò, forse per la particolare ebbrezza notoriamente causata dai frutti di Olicastro. Insistendo, sciolsi le sue remore. In effetti le bacche fecero effetto nell’immediato avvenire, facendoci ridere ad ogni lazzo.Notammo un immensa Aquila Ibrida rimirare l’aere e perlustrare il terreno alla ricerca di qualche preda. Scomparve dalla nostra vista, dietro al Padre Fuoco, per tornare nel cielo un istante dopo. Il Padre Fuoco stava per coricarsi e tutta la visuale era tinta del suo colorito. Giungemmo al Grande Blu. Nuvole di Gabbiani fendevano il cielo, planando e volteggiando liberi. Ci accostammo a degli sterpi dai nudi rami, lasciando gli equini a cibarsene. Scendemmo lungo il dolce declivio, raggiungendo la spiaggia prima, il bagnasciuga poi. Ci sedemmo, lieti dell’acqua a lambire le nostre gambe.Ancora non del tutto ripresi dall’euforia delle bacche, ci guardammo. Scorsi il mare nelle sue pupille. Vidi tutta la bellezza del Mondo, racchiusa in quello sguardo.

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