_____0bnubiland_____

Full of nothing like this place, like the ocean in its grace...

Visione 8e – L’individuo telefona
 
 
Semaforo rosso, l’auto si fermò.
<<Cioè, non è che perché hai le palle girate allora devi per forza rompere i coglioni anche a me!>>rispose Rachele, evidentemente contrariata.
<<Ok, vaffanculo allora>> ed uscì dall’ auto, sbattendo la porta con tutta la forza che aveva.
<<Ma dove cazzo vai!!!?? Troia…>>
Pensò di seguirla, poi cambiò idea, non le andava di parcheggiare, non le andava di scendere, non le andava di darla vinta alla stronza. La strada la conosce, pensò infine.
 
F. era già stata inghiottita dalla nebbia, sparendo dalla visuale di Rachele. Prese a calci una lattina vuota. Poi un cassonetto dell’immondizia. Non che avesse svegliato qualcuno, la città era quasi deserta. Si frugò in tasca alla ricerca dei suoi inseparabili amici Nico & Tina. Li accese e continuò a girovagare. Aveva 50 euro ed una gran voglia di un joint. Era una cazzata monumentale girare da sole di notte con la nebbia in mezzo al nulla, figuriamoci chiedere del fumo a qualcuno. Ma fanculo, lei lo voleva e basta. Aveva camminato in direzione contraria all’appartamento, allontanandosi di un ulteriore mezzo chilometro. Imboccò il marciapiede della strada principale.
Le insegne spente, tristi come un luna park di mattina, la guardavano transitare lungo quella strada deserta, dentro e fuori di continuo dai fasci di luce ocra proiettati dai lampioni. Ogni tanto, una qualche finestra illuminata, quasi solo per dimostrare che effettivamente qualcuno c’era. Fissava la linea gialla che delimitava la pista ciclabile, camminando sopra alle placche metalliche poste ad indicazione del confine fra corsia e pista. Un auto in direzione contraria. Non era Rachele. Conoscendola, a quest’ ora era già in pantofole. Che si fotta, pensò.
Alzò lo sguardo. Ad una ventina di metri da lei, tre tizi fumavano seduti su una panchina, solo che lei vide solo qualche ombra dentro ad un fascio di luce nel nero/bianco dell’aere. Avvicinandosi, stabilì che potessero avere ciò che cercava. Si fece un casino di coraggio ed si recò loro appresso.
 
<<Scusate, avete… ehm… da fumare?>>
<<Sigarete?>>
<<No…>>
 
Due tizi guardarono il terzo, il quale, con un attimo d’esitazione, annuì.
 
<<Quanto?>>
<<30>>
<<Mmmh… tropo poco>>
<<50?>>
 
e dopo un attimo di esitazione
 
<<Ok, vieni co me>>
<<Dove? No, dai, ho cambiato idea. Niente.>>
<<Ho roba buona>>
<<No, grazie>>
<<Dai ho roba buona! Vieni solo via dala luce. Là, nela strada picola>>
 
…un altro attimo di esitazione…
 
<<Ok, ma in fretta>>
 
Si diressero dove prestabilito. Il tizio si fermò, guardandosi attorno. Frugò all’interno del cappotto dozzinale, estraendovi un grosso pezzo marrone, già tagliato in striscioline. Lei non lo guardava mai in faccia, anche perché non avrebbe visto più di tanto, non sentendo neppure il forte odore di alcool che l’alito dello sconosciuto emanava. Lui invece sembrava molto più interessato alla giovane che al suo materiale di vendita. Tuttavia conclusero la transazione senza proferir parola. Lei annusò il pezzo ricevuto, quasi per tradizione, visto che aveva il raffreddore.
 
<<Ok, ciao>>
<<Aspeta un atimo, hai freta? Vuoi che ti regalo un altro pezo?>>
Lo osservò sospettosa, pronta a filarsela non appena…
<<Non ti vuoi divertire un po’?>> disse l’uomo afferrandola all’avambraccio con una rapidità insospettabile.
 
F. cominciò ad urlare, ma la sua voce venne strozzata dalla presa dell’uomo, il quale, in un lampo, le fu dietro. Le strizzò violentemente un seno. Lacrime di rabbia e di vergogna e di disperazione cominciarono a sgorgare. Gli dette un morso con tutta la rabbia, ma il cappotto era troppo spesso.
 
Non dimenticò mai l’orrendo gusto che le invase la bocca. Era come mangiare terra acida, o almeno questa era l’impressione che aveva avuto e che avrebbe avuto fino alla fine.
 
Con una disperata mossa repentina, riuscì a liberarsi parzialmente, ma l’uomo l’afferrava ancora per il braccio. Raccolse tutto l’odio in lei e gli sferrò un calcio nei genitali. Per sua fortuna l’uomo era abbastanza lento di riflessi, forse a causa dell’alcool, constatata la precedente rapidità. Il calcio andò a segno perfettamente, causando l’accasciamento del violentatore. Sempre piangendo ed urlandogli imprecazioni (dimentica degli altri due compari) iniziò a tempestarlo di calci al volto, al costato, alle gambe. L’uomo giacque privo di sensi con la faccia all’aria, col naso rotto e sanguinante. Il sacchetto con la merce cadde a terra. Sbollito il furore, e accortasi che lo stava uccidendo, quasi senza pensarci raccolse il fumo. Corse al piccolo trotto verso la luce. Poi cambiò idea e tornò indietro ad assestare un ulteriore calcio al corpo dello strafottutissimo stronzo che la stava quasi per violentare.
Si girò. Un uomo stava correndo verso di lei, quasi in silenzio. Terrorizzata, se la diede a gambe levate, ma fu troppo lenta. Si sentì afferrata. Solo per un istante. Corse con tutta la velocità di cui era capace. Sentiva il suo inseguitore, lo percepiva vicinissimo. I muscoli della giovane fecero un ulteriore sforzo. Ad un tratto sentì imprecazioni dietro di lei, ad una decina di metri. Si voltò e si rese conto di averlo seminato. L’individuo stava in quel momento estraendo un telefono dai calzoni.
 
F. continuava a correre, cambiando viottolo di tanto in tanto. Fece un giro larghissimo. Si guardava in tutte le direzioni e più volte inciampò, una delle quali finendo a terra. Si concedette qualche secondo di riposo. Il braccio le doleva, come anche il seno. La trachea era in fiamme. Aveva il cervello gonfio di ossigeno umido e freddo. Le tempie le pulsavano ed un leggero senso di svenimento la stava cogliendo. Fu questo a spaventarla ulteriormente. Si diede un schiaffo sonoro e si rimise in marcia.
Non riusciva ancora a capacitarsi dell’accaduto. Le sembrava un evento vissuto da un’altra persona e chissà come capitato nei suoi ricordi, sicuramente per sbaglio. Non era successo niente. Fanculo. Era successo e basta. Quanto cretina era stata! Si sentiva una merda, si sentiva sporca, si sentiva ancora furiosa ed atterrita al contempo.
Giunse finalmente all’appartamento.
 
 
 
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