Full of nothing like this place, like the ocean in its grace...
Visione 7 luglio 85 : la genesiCazzo mi beccano!!!Zitto coglione!! Se fai tutto questo casino è logico che ti beccano!! Cretino! Stupido!Ok ok. Calma, devo uscire, devo solo uscire. Poi mi nascondo per un po’.Sì uscire. Una parola. Devi pensare a come uscire, prima. Siediti.Ma sei scemo?? Sono qui che mi cercano!Se continui ad andare in giro a caso sei sfottuto! Ci arrivi a capirlo o no?Testa di cazzo! Smettila! Mi stanno guardando!Fa’ finta di niente, idiota. E lasciami pensare in pace. Gira l’angolo e siediti sulla prima sedia che trovi.Porca troia, proprio in geriatria. In mezzo a ‘sti vecchi. Sei un genio, cazzo.Coglione, mica ti ci ho portato io qui! E sta’ zitto, ora!“Cazzo cazzo cazzo ma perché l’ho fatto? Sì ma non l’ho fatto io l’ha fatto LUI maledetto adesso sono rovinato rovinato rovinato. Se mi beccano mi ammazzano. Sul serio. Che ore sono? Le tre. Son 40 minuti che son qui e non ne vengo fuori. Proprio geniale infilarsi in un ospedale. D’altronde devo pur trovare un modo per curare la ferita. Ci sarà qualche garza, no? Aspetta. Calma. Lì c’è la segreteria, di là l’ala 1 dei pazienti e di là la 2. Ecco: una porta con il divieto. Quella. Provo lì. Magari trovo anche un camice. Merda che caldo. Che caldo che caldo che fa. Fa’ che si apra fa’ che si apra fa’ che si apra…che culo. Piano, piano. Bad, stanne fuori o giuro mi ammazzo. Nessuno. Fantastico. Allora, scartoffie scartoffie carta cazzo! Un camice cazzo! Nessuno. Neanche uno. Aspetta, l’armadietto. Apriti! Cazzo che culo di merda! Il camice. Bene. Ora le garze. Là, il lavandino. Le garze, bene. Sapone. Merda che male!!”Aaaaaah! Merdaaaah! Mpf..!Imbecille fai piano!Eccolo. Senti vai a farti fottere, brutto stronzo. Ok?Zitto! Guarda che macello stai facendo. Se vedono il sangue col cazzo che ti lasciano passare!Ho il camice.E secondo te i dottori se ne vanno in giro per l’ospedale con il camice sporco di sangue…Ancoil si fasciò il busto non senza difficoltà. In effetti la ferita era profonda: avrebbe di certo meritato qualche punto di sutura. Tuttavia era costretto dalla situazione e dallo scarso tempo a disposizione a rinunciare all’ago e al filo. Ci avrebbe pensato in un secondo momento. O magari in un terzo, se non schiattava prima. Con il suo consueto impeto maldestro e la sua spiccata velocità, ripulì il lavandino ora di nuovo bianco. Indossò il camice appena trovato. Si guardò intorno, bofonchiando qualcosa.Doveva mantenere la calma, ma come si faceva se si aveva sempre una voce nella testa che ti diceva continuamente cosa fare? Soprattutto quando quel qualcosa sembrava inevitabilmente essere sempre la cosa sbagliata da fare. Sempre la più cattiva da fare. Beh, non era proprio una voce, era lui che dava la voce. Era una Cosa, una sorta di pensiero, qualcosa che nemmeno lui sapeva spiegare. Si poteva solo provare. Ed ultimamente era peggiorato molto.Era come quando lo iodio mescolato all’l.s.d. ti buttava in decadenza e dovevi entrare in complicità con il tuo mal di testa e ti sentivi fuori dal tempo, come in Matrix, con quei cieli neri ammorbanti e malati che ti accarezzavano il viso e ti sussurravano dolcemente MUORI MUORI MUORI CI SONO ALTRE FORME DI VITA OLTRE A TE QUINDI CREPA CREPA CREPA, e tu cominci a sentirla, la crisi, malgrado tu sia perennemente sovrappensiero, perso nell’equazione base, il tuo dogma personale, SONO = SONO, e proprio per questo ti senti una nullità, uno zero, un riflesso dei suoi sogni di ghiaccio, e i tuoi pensieri rarefatti cominciano ad appesantirsi e all’improvviso ad esplodere, come sotto l’effetto dell’assenzio (the power of nothing). Nothing. Ecco ciò che resta di te, alla fine, alla fine di tutto.Un rumore: la porta. Fece in tempo ad accovacciarsi. Per un soffio non si fece scorgere dall’infermiera appena entrata. Le vedeva le gambe, attraverso il carrello dietro al quale si era nascosto. Non un ottimo nascondiglio, a dirla tutta. Lentamente, strisciò indietro e si girò con altrettanta cautela. Non si accorse che stava altrettanto lentamente facendo precipitare un becker vuoto. Quindi prese pure lui, oltre all’infermiera, un grosso spavento quando questo andò in frantumi.“AAARGH!! Chi c’è lì dietro? Chi diamine sei?”Preso dal panico, Ancoil Bad uscì dal suo ‘nascondiglio’, scaraventando la donna contro un altro carrello colmo di carte. La donna andò giù come una sacco di patate urlante e gracchiante. Uscì correndo, tutto trafelato, e si diresse verso le scale che portavano ai piani inferiori.Giunse miracolosamente nel parcheggio.Ma quanto idiota sei? Mancava solo che ti mettessi ad urlare sono qui, prendetemi, sono quiiii!Taci, non mi hanno beccato.Bravo Ancoil, bravo! Tu si che sei una mente!Oh cazzo eccoli lì! Torna dentro! Girati piano e torna dentro! Non guardare non devi assolutamente guardarli. Non guardarli.Non li guardò, ma non fu sufficiente affinché essi non lo scorgessero. Gli corsero incontro con la mano dentro la giacca grigia estiva. Ancoil camminava celermente, lanciandosi occhiate di dietro. Sarebbe uscito da una finestra. Una finestra un po’ isolata. Magari che dava sulla strada che congiungeva Asolo a Casella. Con un po’ di fortuna sarebbe…AAAAAARGH!!e contemporaneamente AAAAAARGH!!Un dardo giallo ed oleoso lo aveva colpito ad una spalla. Era un dardo sciamanico. Sentì immediatamente l’effetto irritante della sostanza della quale la punta dell’arma era intrisa. L’ira cominciò a montargli nella testa. Ancoil lasciò il posto al demone che lo possedeva. Ancoil lasciò il posto alla Cosa che lui stesso aveva battezzato ‘Bad’. In realtà, esso non aveva nome. Era stato generato nel crepuscolo dell’ Era Antica, quando i nomi non servivano.Le punte delle dita de “” cominciarono a gocciolare una sostanza nera e corrosiva, un leggero alone di fumo restava a scia del Suo passaggio.Era giunto il momento di alzare la voce. Fanculo alle regole.Si trovava in un corridoio semi-deserto. Al suo passaggio le luci al neon cominciarono a ronzare, sempre di più, fino a produrre un suono come di un milione di vespe impazzite; i monitor dei pc si accendevano e si spegnevano in continuazione; gli ascensori emettevano il suono del campanello di fine corsa ad ogni secondo. Un infermiera atterrita dai lunghi capelli non più raccolti si guardava intorno, muovendo la testa a destra e a sinistra, sempre più velocemente e con grado di angolazione maggiore, sempre di più in fretta più in fretta più in fretta! Uno schiocco sonoro e il cadavere della donna cadde a terra privo di vita.Procedette. Si trovava ora in un ampio atrio. All’apertura della doppia porta, tutti gli apparecchi elettronici cominciarono ad impazzire, come nel corridoio precedente. Tutte le persone si accasciarono a terra, contemporaneamente. Cominciarono tutti a ridere. Ma i suoni delle risate erano cadenzati alla perfezione: in realtà si sentiva un'unica risata roboante. Una risata pazza ed isterica, dalle molteplici tonalità.Quelli che erano i gocciolii dalle estremità della anti-creatura si erano trasformati in veri e propri rivoli nerissimi e densi, molto simili ad un flusso di petrolio/catrame. Un fumo denso e tossico si levava al suo passaggio, lasciando un odore orripilante e funesto, come di insalata marcia. Ora procedeva lentamente, non aveva più paura. Ormai era uscito allo scoperto e sarebbe stato costretto ad ucciderli tutti. Non voleva neppure pensare alle conseguenze. Intuiva che sarebbero state catastrofiche, soprattutto per lui. Ma in fondo non era colpa sua se gli umani facevano schifo.Un sorriso innocente era stampato sul suo viso. Lanciava sguardi verso ogni persona, con la lingua in fuori che gocciolava sul camice fumante. Ogni persona sul cui sguardo si posava quello de “” si azzittiva immediatamente e cominciava letteralmente a mangiarsi le labbra o a strapparsi le orecchie o ad urinare o defecare o ad accoppiarsi selvaggiamente e brutalmente con la prima persona che trovava, a prescindere da età, sesso o distinzione razziale. Due gemelli si schiaffeggiavano a vicenda, alternando i rispettivi scapaccioni. Altri due, un inserviente ed un medico donna si davano testate sanguinolente. Un uomo cominciò a correre con tutte le sue forze andandosi a schiantare di slancio su un muro.Ad un tratto una luce intensissima invase la stanza. Tutti si immobilizzarono. Anche “”.NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!Scappò con tutta la velocità di quel corpo. Alla fine era arrivata. Lei era arrivata. Ma non tutto era perduto.Disintegrò una porta che gli sbarrava la strada. Era nell’ala in cui gli umani sputavano fuori i loro mocciosi. Ottimo. I bambini dormivano tutti, anzi, quasi tutti. Un solo neonato, che di sicuro non si trovava lì che da qualche ora, lo osservava in silenzio. Accanto a lui un’inferimiera rideva con gridolini stupidi ed occhi spalancati e lacrimanti. Non era troppo tardi. Si chinò sul bimbo e gli fece entrare in bocca una singola goccia del liquame che cadeva dalle sue dita. Pronunciò la solita formula. Sorrise.Celermente si affrettò a scappare, ma senza la frenesia di prima. Ciò che doveva fare era stato compiuto. L’avrebbero preso ed annientato. Poi avrebbero cancellato ogni traccia di tutto quel trambusto. Avrebbero riportato in vita i morti e nessuno si sarebbe ricordato o accorto di nulla. Le videocamere sarebbero state corrotte, e così ogni altra apparecchiatura. Non potevano permettere che gli umani sapessero. E mai l’avrebbero permesso.Ma, a loro perfetta insaputa, era riuscito nel suo intento. Finse di ripetere l’operazione compiuta prima sul bambino con un ragazzotto che gli capitò sottomano. Lei entrò ed Esso si girò.Luce.E luce fu.

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